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TRADUZIONE PROFESSIONALE

Un breve profilo storico-culturale e giuridico della Germania contemporanea. Lineamenti di storia della lingua tedesca.

Il presente contributo offre un profilo sintetico storico-culturale e giuridico della Germania contemporanea, affiancato da alcuni lineamenti di storia della lingua tedesca. Attraverso un’analisi dei principali concetti politici, istituzionali e lessicali che hanno segnato l’evoluzione tedesca tra Otto e Novecento, il testo mette in luce il legame profondo tra lingua, cultura e ordinamento giuridico. Ne emerge un quadro utile non solo alla comprensione della Germania odierna, ma anche all’interpretazione e alla traduzione consapevole dei testi specialistici provenienti dall’area germanofona.

 

Un breve profilo storico-culturale e giuridico della lingua tedesca. Lineamenti di storia della lingua tedesca.

di Gregorio Baggiani

Il tedesco è la seconda lingua(dopo il russo) in Europa come parlanti madrelingua e la seconda in Europa come parlanti dopo l’inglese e prima del francese. I madrelingua tedesca sono circa 100 milioni in Europa di cui circa 80 in Germania, circa 4 in Svizzera tedesca, circa 8 in Austria e varie piccole comunità tedescofone in giro per l’Europa, come in Belgio (Eupen e Malmedy), Polonia(Slesia), Russia, Romania,Ungheria, Kazachistan etc sebbene queste comunità germanofone si siano andate numericamente contraendo nel corso degli ultimi anni, dando luogo ad  ondate migratorie verso la più florida economia tedesca. In Germania, a questo proposito, vige la “legge del sangue” e non quella dello jus soli,cioè se un immigrato può dimostrare di avere antenati di etnia tedesca, ha diritto ad ottenere in breve tempo la cittadinanza tedesca. Il totale assomma quindi a circa 110 milioni di individui madrelingua, cui si somma una certa diffusione del tedesco in Europa orientale dove viene parlato a causa dell’importanza dell’economia tedesca nell’area. Oltre a questo in questa lingua si sono espressi molti autori mitteleuropei anche di non madrelingua tedesca, fatto che conferisce al tedesco ancora un certo prestigio culturale per quanto riguarda la storia, la filosofia, la letteratura etc. La Germania, ed in generale tutta l’area di lingua tedesca, come è noto, ha rappresentato nel corso degli scorsi secoli un’ importante  fonte di rinnovamento culturale in campo culturale con nomi come Wolfgang Goethe, Thomas Mann, Sigmund Freud, Immanuel Kant, Theodor Wiesengrund Adorno, Robert Musil, il filosofo Jurgen Habermas,  Friedrich Nietsche, Max Weber,  Hegel  etc. soltanto per ricordare gli autori più celebri che consentirono alla Germania di fregiarsi del titolo di Kulturnation, cioè di nazione che ha fatto in passato della cultura umanistica un suo punto di forza con termini quali Entzauberung odisincanto del mondo che  alla fine del 19° secolo indicavano un’avversione della alta cultura umanistica (che si esprimeva attraverso una lingua colta, la Bildungssprache), nei confronti della tecnologia e della scienza in generale perché quest’ultima avrebbe decretato di fatto la fine della  società tradizionale e dei suoi valori provocando nell’individuo un pericoloso fenomeno di Entfremdung o di alienazione  rispetto ad un contesto sociale sempre più frammentato e conflittuale che rispecchiava in pieno quella “paura della modernità”  (Angst der Moderne) diffusasi in Germania alla fine del 19° secolo e durante la prima metà del 20°. A ciò rimanda la famosa distinzione manniana tra Zivilisation, l’arida civiltà economico-industriale che soffre appunto di sintomi di decadenza spirituale (Zivilisationskrankheit/Kulturpessimismus di origine spengleriana) e la Kultur, la cultura umanistica amante del bello e dei  più nobili valori spirituali, tra Gemeinschaft, o comunità legata da vincoli culturali, religiosi ed etnici e la Gesellschaft, o, più polemicamente, la Leistungsgesellschaft, cioè la società competitiva composta da individui che entrano in relazione tra di loro a scopo esclusivamente economico o commerciale e che quindi, secondo l’ideologia conservatrice radicatasi tra gli intellettuali in Germania alla fine del 19° secolo, avrebbero segnato il definitivo  crollo/tramonto/decadenza/decomposizione (Zerfall/Untergang/Verfall/Zersetzung) dell’Occidente (Abendland) inteso come unità culturale e storica venutasi a formare nel corso di quasi due millenni di storia. Di qui il particolare percorso storico–politico-istituzionale tedesco che fino alla sconfitta del nazismo prese il nome di Sonderweg cioè via speciale, ma che oggi è definitivamente rientrato nell’alveo dello Stato liberaldemocratico di matrice europea occidentale, sebbene alcune peculiarità cultur  ali e politico-istituzionali continuino, come avviene anche in altri Paesi europei, a differenziarlo dai suoi omologhi occidentali. Questo retaggio  storico-culturale  che porta a concepire l’individuo di lingua tedesca quale  intrinsecamente appartenente alla Gemeinschaft, cioè ad una comunità legata solidamente al suo interno da motivi etnici  culturali e linguistici, si ripercuote ancora oggi fortemente all’interno della società tedesca nell’ambito dell’integrazione dello straniero poiché, seppure non ufficialmente,  le caratteristiche culturali etniche e linguistiche di un individuo   giocano un ruolo importante  nel suddetto processo di integrazione. Il riferimento alla Volksgemeinschaft  o “comunità popolare”  durante il nazionalsocialismo si riferiva al popolo dal punto di vista della lingua dei costumi e dell’etnia, cioè secondo la formula arcaica del “Blut und Boden” cioè della “terra e del sangue” che si ritrova ancora oggi  in formazioni politiche di estrema destra caratterizzate ancora  oggi da un’impronta decisamente conservatrice  e xernofoba come Alternative fur Deutschland. Questi elementi etnici e linguistici, la cosiddetta Leitkultur, cioè quella dominante tedesca, secondo  alcuni esponenti  politici del partito conservatore CDU-CSU continuano ad avere la loro importanza all’interno della società tedesca,  nonostante  la recente messa in discussione,soprattutto da parte dei Verdi, di concezioni della cittadinanza legate ai suddetti criteri etnici e linguistici e l’ormai avvenuto superamento dialettico della colpa morale e politica rappresentata dal passato nazista (Vergangenheitsbewältigung-Schuldfrage cui a metà degli anni Ottanta si aggiunge il celebre dibattito storiografico  noto con “Historikerstreit” o “disputa degli storici che mirava a contestualizzare o, anche, a relativizzare il problema del passato(Entsorgung der deutschen Vergangenheit”) abbiano reso la Germania di oggi un Paese autenticamente democratico e rispettoso di una concezione multilaterale e democratica dei rapporti internazionali tra gli Stati, in primis l’integrazione europea che ha portato al graduale riavvicinamento dei rispettivi  sistemi giuridici con gli altri Stati europei(cfr. quindi a questo proposito la mia  Tesi di Laurea sulla riunificazione tedesca ed il Dottorato:   ) ed ha quindi ovviamente portato a dismettere ed a relegare nel passato, definitivamente, termini- vagamente minacciosi- come Zwischeneuropa, cioè “Europa di mezzo”, cioè i Paesi ed i territori tra Berlino e Mosca,  Alleingang o “unilateralismo”  che  nell’ accezione storico-politica del secolo scorso indicavano una mai sopita aspirazione della Germania a dominare economicamente e politicamente ( il famigerato Drang nach Osten) le terre che si estendevano ad est di Berlino e ad ovest di Mosca, ma all’interno delle quali il tedesco esercitava anche un ruolo di lingua di comunicazione, ancora prima che politico, e soprattutto di grande e prestigiosa/indiscussa influenza culturale (Ausstrahlung), diffusasi oltre che attraverso canali di tipo culturale anche attraverso la presenza dei migranti tedeschi (Aussiedler) nelle zone  dell’Europa centro-orientale occupate da popolazioni slave. A questo proposito, dal punto divista strettamente culturale e letterario, va, giocoforza, fatto riferimento al grande ruolo avuto dalla Vienna di fine Ottocento che, con il suo lugubre presentimento della fine politica dell’impero austroungarico, -schiacciato da Potenze militarmente ed economicamente molto più forti e dal nazionalismo interno-, come entità storica, fuse questo senso di angosciosa quanto crepuscolare attesa della fine di un vecchio mondo ormai al tramonto (Dämmerungsgefühl)/Weltuntergangsstimmung) con un’esplosione letteraria(Arthur Schnitzler, Stefan Zweig, Karl Kraus), quasi senza paragone nella storia della cultura mondiale, in un’effervescente e magnifica  creazione di tipo culturale, in particolare di tipo letterario, oltre che pittorica o musicale, che funse da rifugio dalle tempeste che si addensavano sul vecchio Impero con una sorta di “Weltflucht” o fuga dal mondo e quindi rifugiandosi in un mondo protetto dalla realtà “Fluchtwelt” atta  a proteggere dall’incessante cambiamento, trasformazione, declino e decomposizione(Zersetzung)  della realtà storica e sociale che avevano conosciuto in gioventù che provocarono una lacerazione interiore (Zerrissenheit)tra il ricordo del vecchio mondo ed ai suoi valori fondanti e la consapevolezza del nuovo periodo storico che si preparava  e che poi ritroveremo anche, in senso filosofico, in  Schopenhauer e la sua filosofia del mondo come “Volontà e rappresentazione “ e quindi con il concetto che è alla sua base del “dolore del mondo” o  “Weltschmerz”.

La Germania della prima metà del Novecento ci ha quindi lasciato in eredità un lessico politico con termini a forte caratterizzazione ideologica quali Feindbild o anche l’”inimicizia ereditaria”(Erbfeindschaft) nei confronti della Francia dei primi del Novecento, quindi il dilemma della “posizione centrale “(Mittellage) della Germania bismarckiana e imperiale circondata da Stati nemici (costruzione dell’“immagine del nemico” caratterizzata in senso fortemente ideologico e quindi  prevalentemente negativo)Gleichschaltuung” o “sincronizzazione” dei mezzi di comunicazione rispetto al volere dello Stato durante il regime nazionalsocialista, termine coniato dal Ministro della propaganda Joseph Goebbels o Lebensraum (spazio vitale),Grossraumwirtschaft, termine coniato dal giurista ed ideologo nazionalsocialista tedesco Carl Schmitt, (cioè  l’economia del grande spazio dominato dalla Germania nazionalsocialista e dai suoi oligopoli industriali) che oggi, per ovvi motivi, non viene più utilizzata o che viene utilizzata in un  contesto ideologico e politico completamente diverso e depoliticizzato rispetto all’epoca in cui questi termini avevano un uso corrente nel discorso politico e politologico tedesco. Il linguaggio letterario, (ed in parte anche quello politico), della fine dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento fino alla Prima Guerra mondiale, è stato quindi caratterizzato, a seconda del periodo di riferimento, da una sorta di visione prettamente apolitica e conservatrice della società in cui il cittadino- suddito o Untertan era sempre soggetto all’autorità dello Stato, rappresentata degnamente dal funzionariato di professione (Beamtentum) di marca prussiana, caratterizzato dalla consapevolezza del dovere (Pflichtsbewußtsein), quindi un suo docile esecutore e suddito, ( anche il ceto intellettuale  appoggiava implicitamente o esplicitamente la politica autoritaria  messa in atto dallo Stato mantenendo cos´una sorte di purezza primigenia rispetto al mondo delle lotte e dei conflitti sociali e politici (Welfrömmigkeit ),  quindi la nota “machtgeschützte Innerlichkeit” o “introversione protetta”, fino ad una – a partire dei primi decenni del Novecento e soprattutto dopo la Prima Guerra mondiale-  crescente politicizzazione e radicalizzazione del discorso politico, cui segue negli anni ‘30 una  “trasmutazione dei valori” civilizzatori (Wertewandlung)o Wertumkehung  (“rovesciamento dei valori”) che si esprimevano attraverso la terminologia di matrice prevalentemente nazionalsocialista cui abbiamo accennato più avanti che portava a valorizzare di più l’esperienza sensoriale e di vita (Erlebnis) che quella puramente intellettuale, tendenza già del resto evidenziatasi a partire da fine Ottocento con la filosofia nietschiana o la “filosofia della vita”(Lebensphilosophie)  o “vitalistica” che celebrava appunto l’istinto vitalistico o istintuale scevro di ogni istinto morale (das “Raubtier” o “animale predatore” oppure “Die Lebensbejahung” o  l’ “atteggiamento affermativo verso la vita” e non rinunciatario (“Sklavenmoral”) nella interpretazione nietschiana del Cristianesimo) che contrastava implicitamente, ma anche esplicitamente, fino ad una “cesura civilizzatoria”( Zivilisationsbruch), con la filosofia di stampo hegeliano che prevedeva un superamento dialettico delle contraddizioni( dialektische Überwindung der Gegensätze) mediante una sintesi e quindi la realizzazione dello “Spirito del  Mondo” (Weltgeist) sulla terra, ma di sinistra hegeliana, cioè che credeva nello sviluppo della civilizzazione tecnica ma anche della Razionalità umana(Vernunft in senso kantiano) cui seguirà il Romanticismo con Novalis ed altri ed il loro forte struggimento(Sehnsucht) per la rivalutazione dei sentimenti e delle sensazioni  non filtrate unicamente dalla Ragione, oppure in senso freudiano con il concetto di “traslazione del desiderio” (Lustverschiebung) per una maggiore produttività sociale ed accumulazione del profitto, “rimozione” inconscia o “Verdrängung” degli istinti inconsci (Triebe) e quindi del “principio del piacere” (Lustprinzip) o delle associazioni meno confessabili e che provocano inevitabilmente una sorta di “disagio della Civiltà” secondo Freud(Unbehagen in der Kultur) ma che avrebbe inevitabilmente portato al Progresso culturale in senso scientifico e razionale,(Vernunft kantiana  che avrebbe portato inevitabilmente all’Illuminismo o Aufklärung) ma anche culturale e  storico (Fortschrittsglauben) dell’Europa e forse dell’intera umanità. Il nazionalsocialismo, in ultima sintesi, rappresentò quindi un fenomeno di “disaccoppiamento” tra il progresso scientifico, sociale e quello storico e civilizzatorio o “decoupling” in inglese perché rifiutò in toto i valori e le conquiste della modernità ed in particolare del progressismo di matrice liberale scaturito dalla Rivoluzione francese del 1789. Secondo la propaganda nazionalsocialista questa ideologia, attraverso l’intimidazione e la seduzione(Verführung) o l’”incanto magico” dovuto alle manifestazioni politiche destinate a produrre nella popolazione un’ impressione di forza e compattezza o coesione destinata ad eliminare od almeno a ridurre le divisioni sociali del passato(Verzauberung) avrebbe dovuto portare ad un “ mondo nuovo” in cui tutti i  tedeschi avrebbero trovato un loro posto nella società in una società più giusta e socialmente più dinamica. Il mondo che il nazionalsocialismo proponeva era uno volto alla modernizzazione tecnica, darwiniano nel senso che credeva ne la selezione dei più capaci “Auslese der Tüchtigsten”, nello sganciamento (Entkopplung) dai valori di umanità e civiltà umanistici e liberali, ma al contempo al ritorno a forme artistiche e concezioni di vita che rifiutavano alcuni aspetti della modernità in particolare in senso artistico come si vide nel caso dell’“arte degenerata durante la mostra del 1937.”(entartete Kunst) cui la propaganda nazionalsocialista contrapponeva il mondo agricolo ed il ceto contadino(Bauerntum), fonte di ogni virtù ideologica per la salvezza spirituale della nazione tedesca.

 Negli anni Cinquanta e Sessanta l´identità tedesca-federale si reggeva essenzialmente su quattro  pilastri : la detematizzazione del recente passato ed una definizione a-storica della propria identità, un forte orientamento verso i valori occidentali, e ultimo ma non da ultimo un forte orgoglio per le proprie prestazioni economiche. A questo proposito il filosofo Jürgen Habermas ha coniato un termine assai appropriato per descrivere il fenomeno :  nazionalismo del marco. Nel suo scritto egli definisce in modo equilibrato e convincente la formazione di questo particolare sentimento nazionale.Il nazionalismo del marco viene ad essere concepito come “Ersatz”, come  sostituto dei valori nazionali andati perduti in seguito alla sconfitta. Esso diviene il simbolo della ricostruzione,”Wiederaufbau”, materiale e morale,e del nuovo attaccamento della Germana ai valori democratici  occidentali (Westbindung) e quindi al legame con il Westen, termine politologico che appunto designa l’Occidente inteso soprattutto come sistema politico fondato sul libero mercato ed un sistema  liberal-parlamentare. . A questo complesso di avvenimenti si può fare risalire l´attaccamento emotivo della popolazione tedesca al DM, moneta che incarna appunto valori di solidità, buona amministrazione economica e concordia sociale (Mitbestimmung o concertazione tra le parti sociali). Ma i presupposti che avevano contribuito a costituire l´identità nazionale tedesca negli anni Cinquanta e Sessanta sono poi lentamente venuti meno. Il Sessantotto volle puntare i riflettori sulle colpe dei padri (Schuld) e sulla loro rimozione o “Verdrängung”, (termine che deriva dal contesto della psicologia), sulla struttura dello Stato autoritario (Obrigkeitsstaat)  e della società autoritaria(Adorno, Marcuse che sono tra i fondatori della cosiddetta Scuola filosofica di Francoforte) promovendo cosi una profonda riflessione ed analisi approfondita relativa alle questioni fondamentali (Fragestellung) della storia nazionale, della società capitalistica e la sua alienazione produttiva(Enfremdung) e la  progressiva reificazione delle relazioni sociali ( Verdinglichung) ed all’individualismo esasperato “Ich-Gesellschaft” (o “società dell’Io”) contrapposta alla necessità di tornare a dare un “ senso” all’uomo ed alla sua attività produttiva(Sinnstiftung) e quindi, in prospettiva, anche l’inizio di una ripresa dei rapporti ed una riconciliazione(Versöhnung) con i Paesi dell´Est dopo la catastrofe nazionalsocialista che resero a partire dagli anni ’70 la Germania Federale edotta e consapevole del suo passato (geschichtsbewusst). A ciò si aggiunse il fatto che per la prima volta all´inizio degli anni Settanta l´opinione pubblica tedesca cominciò a percepire una certa divergenza con la potenza egemone(Schutzmacht) americana ( per egemonia si intende generalmente la leadership di un Paese su altri, non la dominazione più o meno tirannica di un Paese su altri.), soprattutto durante la guerra del Vietnam, e avvenne di conseguenza un certo distacco. Contemporaneamente il rafforzamento dell´idea  europea portò allora ad un relativo riaccendersi della domanda sull´identità nazionale, che tentava di trovare un equilibrio tra la visione essenzialmente nichilista dell´estrema sinistra e la visione tradizionalista e potenzialmente reazionaria dei conservatori. Il quesito fondamentale che ci si poneva era se il senso di identità nazionale dovesse comprendere l´intera  Germania, vale a dire la sua storia, la sua tradizione linguistico-culturale, il suo sviluppo  economico etc,oppure soltanto la Repubblica Federale, anche prescindendo dai suoi dati prepolitici e tenendo conto del suo valore normativo dal punto di vista costituzionale, il cosiddetto “patriottismo costituzionale”,”Verfassungspatriottismus”,secondo il quale la nazione deve prescindere dai dati etnici, religiosi e culturali per trasformarsi in una “Staatsbürgernation”,in una nazione di “citoyens”, di “cives” che avrebbe superato per sempre ciò che lo storico tedesco Helmuth Plessner negli anni Cinquanta chiamò la “Nazione in ritardo” (verspätete Nation)  a causa del fatto di avere assunto soltanto dopo il 1945 un’identità ed una costituzione, seppure provvisoria , di tipo democratico ed avere messo quindi in secondo piano l’importanza del  fattore etnico e linguistico in favore di uno più squisitamente di tipo politico. A tutela della Costituzione e dei suoi valori, esiste il BND(https://www.facebook.com/SicherheitsdienstBND) o Servizio Informativo Federale che ha il precipuo scopo di proteggere lo Stato tedesco, i suoi valori fondanti (Grundrechte) ancorati nella Costituzione (Verfassungsschutz) (da attacchi terroristici, estremistici o comunque fondati da un’ideologia, visione del mondo(Weltanschauung) od un patrimonio ideologico (Gedankengut) fondato su valori estremistici, razzisti contrari alla Costituzione (verfassungswidrig)Ecco il link sull’indagine sull’estremismo di destra e la “xenofobia o Ausländerfeindlichkeit causata da un’eccessiva presenza di stranieri che a detta dei gruppi più estremisti finirebbe per annacquare/diluire o soffocare le  più autentiche tradizioni culturali(Brauchtum) e persino razziali e genetiche (Erbgut)del popolo tedesco cioè attraverso un progressivo aumento della presenza di stranieri sul territorio tedesco, concetto espresso quindi con il termine di Überfremdung, soprattutto da parte di popolazioni di fede e cultura islamica. Essi difendono quindi la “ civiltà occidentale”(die abendländische Kultur) intesa principalmente come eredità culturale cristiana, non la civiltà occidentale intesa come “comunità politica e giuridica anche di tipo valoriale”  ossia “Der Westen”, anzi si mostrano spesso risolutamente contrari ad essa spesso per una “deoccidentalizzazione”(Entwestlichung) politica della Germania in favore di un pieno recupero dell’indipendenza dello Stato nazionale e dello spostamento del suo baricentro politico ed ideologico verso est, (Verschiebung)che riguarda sia le forze di destra che di sinistra che hanno sempre oscillato verso una posizione neutralista e collaborativa con la Russia (lieber rot als tot– meglio rossi che morti era lo slogan della sinistra tedesca durante la Guerra Fredda o anche “Wandel durch Annährung”– il “cambiamento mediante l’avvicinamento” che prevedeva un cambiamento del regime sovietico attraverso l’ intensificazione degli scambi commerciali e soprattutto energetici(Wandel durch Handel) e del dialogo politico tra Germania occidentale e Unione Sovietica) allontanandosi quindi in una qualche misura dall’Occidente liberal-democratico politico in preda alle difficoltà legate alla  difficile transizione e trasformazione in atto di un sistema capitalistico globalizzato che aveva caratterizzato la prima fase di occidentalizzazione( Verwestlichung) della Germania occidentale nei primi anni Cinquanta e Sessanta, periodo che  aveva fatto seguito al periodo della sconfitta e della rieducazione(Umerziehung) ai valori democratici del popolo tedesco. Di qui  l’insorgenza di un potenziale problema per la stabilità e la sicurezza del carattere democratico dello  Stato  caratterizzato dall’ordine costituzionalmente previsto(Grundordnung), specialmente nell’ex Germania est, dove la vita politicamente controllata, ma relativamente sicura in termini economici e sociali aveva prodotto lo “ sdoppiamento “ o “ doppio binario”(Zweigleisigkeit) del cittadino che si era  adagiato su alcune piccole certezze di tipo economico che l’avvento della riunificazione(Wende) ha poi cancellato quasi del tutto con l’avvento del mercato e soprattutto con l’afflusso di immigrati provenienti da diversi contesti culturali, soprattutto quindi dal contesto islamico, provocando così una crescita esponenziale della xenofobia tra la popolazione tedesco-orientale, già intimamente impaurita dalla difficoltà di doversi abituare alla competitiva economia di mercato venuta dall’ovest e quindi alla relativa frustrazione politica (Politikverdrossenheit) che si scarica con un aumento della popolarità dei partiti dell’estrema destra .I partiti di estrema destra, trovano quindi nella ex Germania orientale  un terreno fertile  in favore, se non di un’aperta ed esplicita esaltazione del passato nazionalsocialista, almeno di una sua relativizzazione e contestualizzazione nel più ampio corso della storia tedesca piuttosto che assurgere a permanente condanna, a “macchia indelebile” della Germania per il suo passato, un “passato che non passa” (eine Vergangenheit die nicht vergeht) Ecco quindi il link : https://netzpolitik.org/2019/wir-veroeffentlichen-das-verfassungsschutz-gutachten-zur-afd/?fbclid=IwAR0B6Y-733iUGxKOkfdmI4_aPZ02lgZng3VwP99rVvb3RSbod1p6OinoZi4

 Fino alla Riunificazione, la popolazione tedesco-occidentale si era riconosciuta essenzialmente nei valori della Costituzione. Dalla Riunificazione in poi, ormai a livello pan-tedesco e quindi dopo  l’esperienza della nachholende Revolution di conio habermasiano, cioè il sostanziale adeguamento della Repubblica Democratica tedesca alla legislazione della Repubblica Federale, l´unico simbolo di integrazione tra le due Germanie sembra essere stato il cosiddetto “ nazionalismo del marco” e più precisamente  il marco  concepito come elemento salvifico da parte della irretita popolazione tedesco- orientale e come simbolo di stabilità e di forza da parte di quella occidentale.(Wirtschaftsnation) di cui il Mittelstand, traducibile come “ceto medio produttivo” che produce beni e servizi nell’ambito di aziende di piccole e medie dimensioni,oltre alla grande industria, o Konzerne costituiscono la spina dorsale. Questo fideismo nelle virtù del marco ha però portato l´opinione pubblica tedesca, ed in parte l´elite politica e finanziaria, ad un atteggiamento di “razzismo monetario”, che porterebbe ad escludere i Paesi dal bilancio statale disastrato dall´adesione all´UEM, in particolare l´Italia, ma anche Spagna, Portogallo,Grecia, cioè i Paesi mediterranei. La Germania a partire dagli anni Novanta e Duemila si è di nuovo dovuta confrontare con l’aspetto multidimensionale della potenza o anche della leadership che si esprimeva fino ad allora nella dicotomia “Machtvergessenheit “(“Angst der Macht” o “timore della potenza”) e “Machtbesessenheit cioè in “oblio della potenza” e “ossessione della  potenza”, cioè il passaggio da un atteggiamento politico relativamente remissivo fino alla Riunficazione, anche se relativamente assertivo mano a mano che il suo ruolo economico cresceva , fino all’acquisizione definitiva e riconosciuta a livello europeo del proprio strapotere economico –finanziario e normativo  e quindi fino all’allargamento della potenza politica e persino militare  dei nostri giorni che richiede però un avanzamento concettuale,  cioè una condivisione od un pooling delle risorse politiche ed economiche allargate anche agli altri Stati europei, come riconosciuto lucidamente anche dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, fino a parlare di un continente unito sotto la parziale responsabilità della Germania nella creazione (Mitspracherecht/Mitgestaltung)  di un nuovo soggetto politico dotato di “actorness” ( Gestaltungsmacht)riconosciuta a livello internazionale. Fino alla fine della Seconda Guerra mondiale la cultura e la lingua tedesca si irradiavano in quasi tutta Europa, in particolare in Europa centrale, orientale e del nord. Dopo la fine della Seconda Guerra mondiale la conoscenza del tedesco ha perso terreno in Europa, ma la sua conoscenza resta ancora discreta nelle suddette aree, sebbene meno di un tempo poiché l’inglese è diventata la lingua franca a livello mondiale. Il tedesco resta tuttavia ancora importante, se non fondamentale, per accedere alla lettura di opere di storia, di politologia, di diritto, di filosofia, filologia, archeologia e storia dell’arte. Una buona conoscenza di questi argomenti e del loro lessico specialistico conferisce ovviamente al traduttore una “marcia in più” nella traduzione di testi provenienti dall’area germanofona. Il tedesco  riveste un ruolo speciale in Europa, in particolare per quanto riguarda il commercio, in cui la Germania  ha un ruolo particolarmente importante in Europa e nel mondo. Proprio a questo motivo è dovuta la grande diffusione del tedesco dal punto di vista del commercio con l’Italia poiché la Germania per l’Italia rappresenta il primo partner. A questa si aggiungono, seppure in maniera soltanto secondaria, Austria e Svizzera che rappresentano pur tuttavia una fetta non trascurabile del mercato della traduzione in lingua tedesca. Ciò è ulteriormente aumentato con la liberalizzazione delle professioni e la libertà di stabilimento in altri Paesi della UE poiché è aumentato il numero delle transazioni giuridiche e quindi le necessità di traduzione della documentazione attinente. Questo tipo di traduzione necessita, oltre che di un’ottima conoscenza del tedesco, anche di un’ottima conoscenza del contesto giuridico ed istituzionale tedesco che adesso introdurrò, almeno a grandi linee.

 La politica  estera tedesca contemporanea dal 1990 al 2022

Al momento presente la politica estera tedesca si trova in uno stato di trasformazione, di riadattamento al nuovo ordine mondiale, come del resto il paese stesso che è passato attraverso un difficile periodo di transizione dovuto alle difficoltà dovute al processo di integrazione dell’ex DDR nella Germania riunificata.

L’ Europa non è più ormai concepita dalla maggioranza dei tedeschi, come poteva essere negli anni ’50 e 60’, quale elemento di “redenzione” da un passato infamante, ma semplicemente quale elemento essenziale per assicurare una crescita equilibrata della Germania e dell’Europa stessa nel sempre più difficile contesto mondiale dominato dalla incessante globalizzazione economica.

Struttura della politica estera tedesca

Ciò comporterebbe  in primo luogo una politica di sicurezza e di difesa comune europea  ed anche una Politica di Vicinato comune , specialmente per ciò che concerne  la “zona cuscinetto” di stati  tra l’UE e la  Russia (Ucraina, Bielorussia),  ciò che comporta l’automatica messa in comune dei poteri nazionali nell’ambito delle strutture europee. La Germania, dal punto di vista storico e culturale, ha sempre teso a costruire sistemi di pensiero  molto forti,  quasi in una sorte di pensiero teleologico, quindi alla costruzione di un’Europa autorevole che possa parlare con “una sola voce” nei consessi mondiali e che rifugga allo stesso tempo dai compromessi raggiunti a fatica durante le riunione europee come accade invece frequentemente oggi.

Secondo la visione tedesca, l’Europa dovrebbe svilupparsi da entità in gran parte di tipo economico fino a divenire un’entità essenzialmente politica . Ciò significa rinunciare ad alcuni dei settori più importanti e sensibili dal punto di vista  della sovranità nazionale.Con questo passo la Germania e l’Europa  impegnate nella costruzione di un’identità politica coerente dovranno  definitivamente abbandonare  l’idea di un’idea cristiana o di un’identità politica fondata su una democrazia funzionante nel caso della Russia che comunque visto il cambio al vertice del potere russo potrebbe avviarsi verso una graduale democratizzazione.La Germania ha abbandonato e sta progressivamente abbandonando la tradizionale machtgeschuetzte Innerlichkeit che era stata garantita per tutto il periodo della Guerra Fredda dal potere militare statunitense  facilitando così la crescita economica tedesca. In questo modo  si riproporrà la questione del finanziamento delle forze armate tedesche ma anche  di quelle europee.

L’allargamento dell’UE del 2004 ed i rapporti tedesco-russi dal 1990

 fino al 2022

La storia della politica estera verso l’ex blocco orientale è suddivisibile in almeno due fasi :

all’ inizio degli anni ’90, la Germania dovette confrontarsi con la grande instabilità politica che aveva caratterizzato l’Europa in seguito al crollo del comunismo. Così la Germania si assunse il ruolo di promuovere l’allargamento ad est  dell’Unione Europea in modo da prevenire fenomeni di instabilità politica od economica che altrimenti quasi certamente si sarebbero posti. Pienamente cosciente che la ricostruzione economica dell’Europa rappresentava un’operazione  troppo costosa per potere essere gestita dalla sola Germania, Berlino, come già detto sopra, premette in favore di un rapido allargamento della UE all’est che avvenne formalmente nel maggio del 2004. Da quel momento in poi la Germania si trovò ad operare in uno scenario profondamente mutato rispetto al passato. Da una parte infatti aveva le nuove democrazie dell’Europa orientale che si stavano rapidamente avviando verso una ristrutturazione della loro economia nel senso di una compiuta economia di mercato,  mentre dall’altra parte, più ad est,  si doveva confrontare con la Russia, sorta dalle ceneri dell’Unione Sovietica la cui disintegrazione minacciava di ripercuotersi pesantemente sulla stessa Europa.Si ricordi ad esempio la grave crisi che colpì la Russia nel 1998 in cui la Russia sprofondò nel caos più totale della sua storia recente. A partire dal 1999 in poi la Germania dovette confrontarsi con l’usuale problema, cioè  se sia politicamente più conveniente rafforzare i legami con le suddette nuove democrazie oppure con la più importante Federazione Russa.

Ciò comportava necessariamente una scelta di campo poiché alcuni paesi dell’ex blocco sovietico mostravano un atteggiamento chiaramente ostile nei confronti della Russia.

La scelta ricadde inevitabilmente sulla Russia a causa del suo mercato interno incomparabilmente più esteso e a causa della sua maggiore importanza politica e strategica, – anche grazie alla sua importante posizione strategica a cavallo tra due continenti che consente di trasportare importanti quantità di risorse energetiche essenziali per l’Unione Europea –  molto più importante rispetto alle potenzialità offerte dai paesi est europei che si accingevano ad intraprendere il loro percorso di adesione all’Unione Europea.

Ciò ha comportato che la Germania  si sia trovata in rotta di collisione con i suoi immediati vicini orientali, ed in particolare la Polonia, risvegliando in questi modi antichi spettri di una presunta alleanza russo-tedesca in funzione antipolacca.Ciò portò a suo tempo anche a frizioni con gli Stati Uniti portati a limitare l’influenza della Russia nell’ambito dello spazio postsovietico piuttosto che ad estendere le opportunità di collaborazione con la Federazione Russa.

 Ciò ha portato diverse volte in passato tra Russia e Stati Uniti cui la Germania ha cercato di porre rimedio proponendosi come mediatore, nonostante il fatto che le tensioni tra Russia e Stati Uniti abbiano suddiviso l’Unione Europea in due campi opposti, con da una parte Polonia e Paesi Baltici e dall’altra Germania e Russia, quindi tra un Europa “atlantica” ed un Europa continentale.

In particolare, ora si presenta un problema di sicurezza di grave entità per il fatto che alcuni stati come Polonia e Repubblica Ceca intendono installare sul loro territorio alcune postazioni di missili antimissile, ufficialmente per contrastare un’eventuale attacco proveniente dall’Iran che però viene interpretato dai russi come una mossa volta a destabilizzare l’equilibrio delle forze in Europa centrale, cioè a invalidare il Trattato per il controllo delle forze convenzionali in Europa (CFE) risalente agli ultimi anni della Guerra Fredda.

Il ruolo della Germania sembra allora essere divenuto quello del mediatore tra due avversari geopolitici ed economici, ma anche ideologici. Berlino, a questo proposito, ha in una qualche misura anteposto il suo rapporto preferenziale con Mosca a quello con gli Stati Uniti.

Questioni fondamentali come l’immigrazione, il terrorismo, il crimine organizzato, I diritti di proprietà intellettuale, l’interscambio tecnologico, la cooperazione spaziale, la cooperazione in campo culturale e quella in campo militare che consentirebbe di ridurre in una qualche misura la dipendenza dagli Stati Uniti  in occasione di missioni di peace keeping,  e per meglio affrontare altri potenziali pericoli quale l’insorgenza del pericolo islamico in Asia Centrale.

 Per Berlino la cooperazione con Mosca si rivelava essenziale sia a livello nazionale, in primo luogo per quanto riguarda  commercio ed energia, sia a livello europeo per quanto riguarda le questioni politiche summenzionate. Questa riavvicinamento tra Berlino e Mosca, non ha mancato di destare  allarme a Washington che in  una qualche misura teme la forza congiunta del know how tecnologico tedesco e dell’importanza strategica e militare russa. Per Mosca, Berlino era un partner essenziale in Europa per quanto riguarda le questioni economiche ma non per quanto riguarda le  le questioni strategiche globali perché da questo punto di vista sono gli Stati Uniti a rappresentare l’interlocutore di riferimento e non la Germania.

Gli Stati Uniti sono infatti riconosciuti da Mosca quali l’unico global player che ha il potere di favorire o contrastare sensibilmente i tentativi russi di assurgere ancora a potenza mondiale od almeno regionale. Si veda ad esempio la questione dell’accesso della Russia WTO condizionata sensibilmente dall’atteggiamento degli Stati Uniti oppure il duro confronto che avviene in alcuni Stati centro asiatici per quanto riguarda l’installazione di basi militari russe o statunitensi, oppure ancora lo scatenamento di” rivoluzioni colorate” nello spazio postsovietico a ridosso dei confini della Russia. A queste questioni si aggiunga il possibile allargamento della NATO ad Ucraina e Georgia per avere un quadro completo dei rapporti russo-americani.

 I tedeschi, invece,  in questo periodo che va dal 1990 al 2022, erano percepiti  dai russi, sia a livello governativo che di opinione pubblica,  non come avversari geopolitici od ideologici, ma soltanto come buoni investitori  che per tutelare i loro investimenti richiedono un certo grado  di ordine, legalità, stabilità politica e una qualche forma di rispetto dei diritti umani come risulta dai recenti colloqui russo-tedeschi in cui la Cancelliera Merkel ha più volte toccato il tema.

I tedeschi non erano quindi considerati dai russi  una minaccia nell’ambito dello“spazio postsovietico” in cui Mosca intende fare sentire la sua influenza di “primis inter pares”, poiché la Germania non aveva, a loro parere, i mezzi né militari  né economici , né la volontà politica -al presente stadio del suo budget militare- per rappresentare una minaccia nell’ambito  del sunnominato “spazio postsovietico”.

Questa forza economica della Germania e la relativa inoffensività o basso profilo politico della Germania ha paradossalmente favorito e gradualmente rafforzato l’intesa tedesco-russa, vista anche la quasi perfetta complementarietà degli interessi economici ed in parte anche di quelli politici.

Nelle relazioni russo-tedesche l’economia ha quindi sostituito quella dell’immagine del nemico che nel corso del Novecento aveva spesso dominato le relazioni tra i due paesi,  esemplificato  nella rilevanza data dalla propaganda russa fino agli Sessanta al problema del risorgente imperialismo tedesco, di cui il celebre film di Eisenstein del 1938 “Alexander Nevsky”, storia della vittoria ottenuta dall’omonimo principe russo sui Cavalieri Teutonici costituisce uno dei più celebri esempi propagandistici.

Questa forte complementarietà di interessi ha portato in un recente passato da parte tedesca a minimizzare le critiche al crescente deficit democratico in Russia, cioè a sottolineare come  esse siano state perlomeno piuttosto reticenti per non turbare l’ottimo clima che si era instaurato nelle relazioni economiche e politiche tra i due paesi. Ciò ha ovviamente provocato accuse da parte dei governi partner del governo tedesco che vedono in questa relazione speciale con la Russia una sorta di rottura della coesione europea e del legame transatlantico fatto che ha portato il governo di Berlino ad assumere una posizione più decisa nei confronti della questione della continua violazione dei diritti umani in Russia.

Il pendolo delle relazioni russo-tedesche nel corso degli ultimi anni ha oscillato tra realpolitik ed una cauta  politica di principio che non sembra mutare di fondo le relazioni tra i due paesi., al contrario di quanto avviene invece nelle relazioni russo-americane in cui lo scontro geopolitica ed ideologico sembrerebbe avere la meglio su un interesse dei due paesi a cooperare in campo economico e politico senza esasperare le tensioni che esistono nell’ambito di un rapporto fatto storicamente di cooperazione ma anche di aspra rivalità.

Da parte tedesca, si nota invece una certa rinazionalizzazione della sua politica estera, sempre ammantata di un un certo europeismo di maniera per nascondere che la Germania agisce in prevalenza in base a proprie priorità nazionali e non soltanto europee , rinnovando così una tradizione che ha caratterizzato i rapporti russo tedeschi dalla medioevale  Hansa tedesca a  Caterina la Grande, a Bismarck,  collaborazione storicamente  fruttuosa interrotta però dalla terribile guerra hitleriana contro l’Unione Sovietica che i russi chiamano Grande Guerra Patriottica e che fece assurgere nel 1945 l’Unione Sovietica  a grande potenza mondiale.

Ciò ovviamente contribuì al fatto che anche la Russia attuale tenga  a che la NATO non si avvicini ai propri confini per esigenze di sicurezza, contando sull’appoggio fornitogli dalla Germania in sede NATO poiché oltre a tutelare i propri interessi economici si avvede ad esempio di come questa improvvida mossa potrebbe seriamente danneggiare le relazioni russo-ucraine e favorire la spaccatura del paese stesso, attraversato da forti tensioni tra la sua parte occidentale, più dichiaratamente nazionalista, e  la sua parte orientale storicamente maggiormente legata alla Russia.

Questo atteggiamento tedesco ha messo in urto la Germania nei confronti di alcuni suoi alleati in primis gli Stati Uniti poiché esiste un’incompatibilità di fondo tra essere alleato degli Stati Uniti e allo stesso tempo coltivare ottime relazioni bilaterali con Mosca.

I rapporti tedesco-russi nel passato e nel presente a simbolo di una continuità storica

Lo Stato tedesco ed i suoi organi istituzionali.

La Repubblica Federale tedesca o Bundesrepublik Deutschland, secondo la dizione ufficiale in tedesco, è stata fondata nel 1949, sulle macerie del Terzo Reich e ha rappresentato un tentativo di introdurre in Germania di una Costituzione di tipo liberale che aiutasse il Paese a superare la terribile esperienza della dittatura nazista e della guerra attraverso l’attribuzione al cittadino di diritti molto estesi per l’epoca e che tuttora influenzano in una qualche misura la costruzione europea per quanto riguarda i diritti di cittadinanza che nella Costituzione tedesca stessa vengono definiti intangibili. In essa lo Stato diventa compiutamente democratico  (Rechtsstaat o Stato di diritto, basato sulla Costituzione o Grundgesetz, o “legge fondamentale”  che aveva trovato una sua prima compiutezza durante la Repubblica di Weimar poi affossata dai nazisti nel 1933) ed il Codice Civile assume nuovamente un’importanza decisiva nel senso che lo Stato è comunque tenuto al rispetto dei diritti di proprietà dei cittadini e dei loro diritti come persone. Il Codice Civile tedesco si chiama BGB, acronimo di Burgerlichesgesetzbuch, ossia il  codice contenente  le leggi federali in materia civile e regola i rapporti economici e giuridici tra i cittadini. Ne esiste una traduzione in italiano a cura del Prof. Salvatore Patti. Oggi la Germania rappresenta però il Paese più importante soprattutto nel settore dell’economia e ciò si riflette  anche nell’uso della terminologia specifica che caratterizza  il settore economico, il Wirtschaftsdeutsch o tedesco del settore economico. La Germania è uno Stato compiutamente federale con 16 Länder di cui Berlino, Brema ed Amburgo dispongono di un proprio particolare status giuridico nell’ambito di una Federazione suddivisa in 16 Länder (regioni federali) ed il Bund, il Governo Federale, cioè lo Stato centrale che si occupa di materie di stretta competenza statale come Difesa, Esteri ed economia a livello nazionale, mentre le altre competenze, per lo più di tipo amministrativo, ma anche la scuola, sono assegnate generalmente alle regioni.  In Germania il senso dell’appartenenza locale e  regionale, la Heimat, è quindi  molto forte. La Germania rappresenta la più grande economia europea con poco meno del 30% circa del prodotto interno lordo dell’intera Unione Europea, ed è quindi, anche per questo motivo, concepita in Germania, almeno a livello retorico, come una “Schicksalsgemeinschaft”, cioè una “comunità di destino” ed una “Wertgemeinschaft” cioè una “comunità di valori”, anche se in alcuni casi i comportamenti pratici si discostano dalle parole e dalle dichiarazioni ufficiali, a volte intrise di retorica. I suoi organi più importati a livello federale sono il Senato, diviso in Bundestag (Assemblea federale) e il Bundesrat (Camera delle regioni) che rappresentano l’unitarietà dello Stato ed al tempo stesso la sua articolazione in senso fortemente federale che appare evidente quando si pensa che la Corte Costituzionale (Verfassungsgericht), massimo organo giurisdizionale tedesco, è situata a Karlsruhe e non a Berlino ed è responsabile delle  sentenze che riguardano la vita dello Stato nel suo complesso. La Baviera è dotata di uno statuto giuridico che le concede una forte autonomia ed è orientata generalmente in senso conservatore, con un forte senso di autonomia regionale rispetto al resto della Germania. Il principale partito bavarese è la conservatrice CDU.

L’importanza dei rapporti commerciali  e giuridici italo-tedeschi.

Nonostante il fatto che i rapporti politici italo-tedeschi abbiano perso il livello di parità che li aveva caratterizzati per molti anni e che si sia quindi manifestata quella che il politologo Gian Enrico Rusconi ha chiamato significativamente “schleichende Entfremdung”, cioè un’”estraniazione strisciante” dovuta all’aumentato  differenziale (Machtgefälle)  del potenziale economico  e quindi politico tra Italia e Germania, i rapporti economici tra i due Paesi continuano ad essere molto rilevanti.

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